Intervista a Laura Brandi
1. Laura raccontaci brevemente la tua storia, chi sei, da dove vieni?
Sono Laura, nata in Argentina, nello storico quartiere di San Telmo, zona storica del tango. Da 27 anni vivo all’estero e sono contenta che Napoli mi abbia adottato.
Sono arrivata a Napoli nel ’90, l’anno della rinascita del tango in patria. Doveva essere solo una tappa di passaggio in attesa di stabilirmi in Svizzera, invece sono rimasta qua. Napoli mi ha subito colpita mi sono sentita a casa, anche perchè i napoletani e porteñi hanno molto in comune: la generosità, la cordialità, il calore…. Persino la lingua è simile, il ritmo del napoletano ricorda quello argentino. Infatti molte canzoni del tango derivano dalla tradizione melodica napoletana. Nella mia vita quotidiana ho ricreato un ambiente decisamente napoletano, ma non mancano i tocchi argentini che mi aiutano a ricordare casa… sul fornello, accanto alla caffettiera, bolle l’acqua per il mate, una tipica bevanda sudamericana.

2. Cos’è per te il tango?
Il tango è la mia vita, i miei amici, il mio lavoro…. la mia grande passione ed ogni giorno penso come sarebbe stata la mia vita senza..
Il Tango mi ha aiutato a non avere tanta nostalgia di casa e mi ha dato tanta forza per andare avanti …
3. Il tango fa parte della tua cultura, della tua terra, ma quando di preciso è nata questa passione?
Avevo 25 anni, quando sono partita, e prima avevo fatto poche lezioni, era un periodo in cui il Tango non era di moda come oggi, noi giovani ascoltavamo musica straniera, americana ed inglese, i “governanti” non appoggiavano nè il tango, né il folklore. Eravamo cresciuti sotto una dittatura, ma il Tango c’era in casa, quando entravi in un negozio a far la spesa, le domeniche in cui facendo l’asado mio padre cantava. Era parte di noi, anche senza ballarlo.
4. Quando ti sei trasferita a Napoli? Raccontaci come hai iniziato ad occuparti di tango a Napoli?
Nel '90 ho cominciato insegnando ginnastica, era il mio lavoro, avendo studiato educazione fisica , così nel '94 pensai di aprire il centro”Macumba” (a Napoli, al Vomero) dove si insegnavano i balli caraibici, afro, danza del ventre, ginnastica, flamenco, c’erano degli insegnanti bravissimi di ogni disciplina, e non poteva mancare il Tango, che ha segnato la mia vita. Chiamai due maestri argentini che vivevano a Roma: Victoria Arenillas e Ricardo Labriola. Così nacque il primo corso stabile di tango nel capoluogo campano e la mia storia si unisce con quella degli altri pionieri del tango napoletano. Non esistevano scuole vere e proprie ed ancora meno milonghe, si faceva lezioni in palestre, si improvvisavano serate nei locali, nelle case, ma anche per strada.
Cominciai ad organizzare milonghe in diversi posti: Lido Pola, Riot, Notting Hill.
L’atmosfera di allora era molto diversa dalle attuali milonghe, non c’erano tandas e cortinas, era tutto molto spontaneo.
Dopo tanti viaggi fatti a Buenos Aires sia per rivedere la famiglia, ma anche per conoscere meglio la realtà del tango argentino, le musiche… cominciai ad insegnare in prima persona.

Nel 2001 apro un mio locale il Neagorà. Nel 2003 in collaborazione con Luca Ferrari diventa Casa Malena e poi nel 2006 Salon Baires, un locale che ha avuto una sua storia! Oggi Salon Baires è a Chiaia, ma non ha perso il suo odore di Tango. Qui si respira l’aria della vera milonga argentina … con tandas fedeli alla tradizione, stile di ballo porteño, inoltre provo a replicare la prassi del cabeceo.
L’anno prossimo compio 20 anni che organizzo milonghe.
5. Com’è cambiato il tango ed i tangueri in questi anni?
Il Tango è cambiato molto in questi anni, si è diffuso tantissimo, ma come in tutte le cose è fondamentale conoscerne le sue origini, i protagonisti. E’ cambiato il modo di ballare, di abbracciarsi, si segue la linea di ballo, si comincia ad invitare con lo sguardo… All’inizio qui mancava quell’atmosfera spontanea propria dell’Argentina, quella ricerca di un identità comune nonostante origini e culture diverse…. Oggi però i tangueri hanno capito il significato di questo intimo abbraccio: non va dimenticato che il tango nasce come esigenza sociale e popolare di condivisone e socializzazione.
Il tango è generoso, dà la possibilità a tutti di entrare a formare questa machina tanguera, come diceva Pugliese (riferendosi a se stesso… che umiltà!) la differenza è chi lo fa con consapevolezza, sforzandosi di diffondere i suoi aspetti più veri e chi ha solo manie di protagonismo.
6. Quali maestri hanno delineato il tuo percorso tanguero?

Senza dubbio Osvaldo Roldan, sono quindici anni che il maestro viene a Napoli e da molti anni con Annamaria Ferrara. Prima per me il Tango erano passi e basta, con loro abbiamo capito che il Tango è un abbraccio, un’introspezione, è musica, grazie a loro mi sono avvicinata allo stile milonguero, un ballo che rispetto agli altri stili dà maggiore importanza alle emozioni della coppia che all’esteriorità.
Abbiamo avuto il grande onore di conoscere e studiare con Carlos Gavito, Maria Plazaola, Susana Miller, AnnaMaria Shapira, Cacho Dante, El pibe Avellaneda, e tanti altri maestri milongueri, amanti del Tango, frequentatori della milonga.
7. Ad oggi il Salon Baires è una milonga, una scuola… parlacene…
Il Salon Baires è un associazione che ha come attività principale il tango ma svolge anche tantissime altre discipline. Il tango si alterna tra lezioni e milonghe con un appuntamento fisso il mercoledì “La Nochecita”, dove si balla con le regole della mirada e cabeceo, si socializza e si degusta una favolosa pasta fatta da Biagio ed iI venerdì quando non organizziamo al Club Majestic, la serata si tiene al Salon Baires.
Siamo una piccola comunità, e Salon Baires , anche se io sono l’organizzatrice, non sarebbe lo stesso senza l’appoggio di questa “famiglia”: Paolino, Pierluigi, Biagio , Roberto e da alcuni anni a questa parte mia figlia Bianca e Andrea, suo fidanzato, poi tanti amici che sono sempre con noi da tanti anni.
8. Quali sono gli attuali maestri della scuola?

Gli attuali maestri che collaborano con il Salon Baires sono Luca Morale e Francesca Santangelo: due giovani e bravi ballerini, che tengono i corsi di livello intermedio-avanzato e di milonga. Per l’avviamento al Tango con il corso principianti ce ne occupiamo io e Paolino Fierro. Inoltre una volta al mese si svolgono Seminari intensivi con Osvaldo Roldan e Annamaria Ferrara e con altri bravissimi maestri.
9. Qual è lo spirito del Salon Baires sia come milonga che come scuola e cosa volete trasmettere ai vostri allievi?



Il nostro obiettivo è che chi si avvicina al Tango, impari prima a rispettarlo, a conoscere la sua storia e i suoi codici, che possa capire che il Tango è “un ballo sociale”, che si balla con altri in un contesto, quale la Milonga dove, perché funzioni, deve avere delle regole: girare in senso antiorario, rispettare chi balla davanti, adottare la mirada ed il cabeceo per l’invito…. io non lo impongo, lo propongo, perciò da noi chi vuole sedersi in gruppo lo fa nella zona adatta ai gruppi , chi invece vuole sedersi separato, lo fa nella zona donne o uomini.
Il nostro ballo non deve condizionare le altre coppie, c’è uno spazio che dobbiamo saper gestire senza infastidire gli altri, insomma ci vuole buon senso!
Poi non dimentico mai che chi viene al Salon Baires è un ospite, quindi ha bisogno del suo posto in milonga, di essere accolto nel modo migliore, come se venisse a casa mia. Mi piace quando mi definiscono “una brava padrona di casa”.
Quindi quello che mi fa piacere trasmettere è la natura stessa del Tango il suo aspetto sociale e popolare, la sua spontaneità ma anche le regole che lo contraddistinguono.
10. Alle tue milonghe hai optato per dei musicalizadores stabili. Chi sono e come mai questa scelta?

Il Salon Baires ha due musicalizadores resident: Paolino Fierro e Pierluigi Pellecchia, sono due studiosi del Tango, molto preparati , non si fermano mai di ricercare e lo fanno da più di 10 anni. Sono molto orgogliosa di loro, vengono chiamati a musicalizare in tanti eventi importanti per la loro professionalità.
Nelle milonghe di Buenos Aires, da dove prendo spunto per organizzare le mie, il dj è sempre lo stesso. Questo non toglie che ogni tanto io chiami altri musicalizadores che ammiro per la loro selezione musicale.
Paolino Fierro e Pierluigi Pellecchia hanno festeggiato ben 10 anni di attività milonguera ed in quell’occasione abbiamo organizzato una “charla” al Majestic (di seguito alcuni video):
11. Come è cambiata nel tempo la tua visione del tango, quando hai iniziato a vederla come un lavoro?
Sicuramente la visione cambia, perché questo è il mio lavoro anche se faccio quello che mi appassiona, la milonga è il posto dove mi trovo meglio: posso ballare, stare con amici. Alcune volte quando si creano delle competizioni sleali ci si demoralizza, ma mi rendo conto che fanno parte della vita.
Non c’è dubbio che il tango è un opportunità economica però è fondamentale diffondere anche la vera cultura del tango.
12. Quali eventi organizzi?



Tantissimi eventi. A parte le due milonghe settimanali organizziamo Milongueando a Capodanno. Quest’anno è stata alla sua quinta edizione: tre o quattro giorni durante i quali si balla e si festeggia l’arrivo del nuovo anno. Partecipano tantissimi amici milongueri provenienti da molte parti del mondo. Portiamo delle orchestre di Tango, Color tango e Sexteto Siri ed è il secondo anno che ospitiamo al Majestic la Juan D’Arienzo, che come si vede dai video è molto apprezzata infatti sono eventi ai quali partecipa sempre tantissima gente
Organizziamo il viaggio in Argentina ad Agosto dando la possibilità a chi partecipa di visitare il paese e pertecipare alle milonghe argentine.
Infine, due o tre volte all’anno organizziamo trasferte in altre città per ballare in altre milonghe.
13. Perché la gente ad oggi ama così tanto il tango ?
Penso perché il Tango dà la possibilità di esprimersi, di tirar fuori l’essere donna o uomo, di socializzare, di ABBRACCIARSI. Il nostro corpo è il nostro biglietto da visita, non la nostra occupazione, nè la nostra origine.
Il tango è una danza, o meglio una cultura che ha superato i limiti del tempo e della sua terra per diventare patrimonio mondiale dell’umanità.
14. Tra i tanti balli perché secondo te ballare tango ?
Perché il Tango es el tango…y no hay vuelta que darle!
15. Come evolverà il tango a Napoli?
Spero bene, in molte cose è migliorato, quando cominciai ad organizzare nel 96/97 eravamo pochissimi, neanche una quarantina, nelle milonghe non c’erano le tande, nè il dj, quindi si ballava musica che non era per la milonga.
Oggi il tango va di moda, il che è senz’altro una cosa positiva, però credo che stia a noi diffondere anche la vera cultura del tango. Siamo in tanti e per fortuna arrivano bravi maestri, molti hanno il piacere di andare a Buenos Aires, c’è più informazione in generale… Ma da un'altra parte ci sono aspetti negativi di questa forte diffusione del tango e forse è il prezzo da pagare: nascono troppe scuole, maestri, musicalizadores, organizzatori, troppe proposte e la qualità molte volte scende, il pubblico va dietro alle novità, di qualsiasi tipo ed un nome sconosciuto attira più di uno già consolidato soltanto perché è già “conosciuto”.
I ballerini sono disorientati su dove andare perché l’offerta è maggiore della domanda e molte volte si finisce per scegliere in base alla quantità e non alla qualità.
16. Ad oggi sta cambiando notevolmente la visione del tango, maggiore apertura a maratone, festival a discapito spesso delle milonghe locali. Cosa ne pensi?
Si, è così, ci sono due problemi importanti: il primo è quello che siccome ci sono tante milonghe, il pubblico si disperde e quindi i ballerini preferiscono andare a ballare fuori, dove sanno di trovare i loro amici per non ballare sempre con gli stessi. Il secondo, è che si crede che partecipando a maratone o raduni dove “non accettano tutti” troveranno un miglior livello di ballo..
Le milonghe locali risentono questa moda, ma senza di loro il Tango non ci sarebbe…
Quindi nel mio piccolo cerco di portare avanti la cultura del tango, di un ballo sociale e popolare, di ricreare qui a Napoli l’atmosfera argentina, di accogliere tutti i milongueri che ho il piacere di ospitare nelle mie milonghe come una “brava padrona di casa”. Pertanto quello che mi fa piacere trasmettere è la natura stessa del Tango il suo aspetto più intimo, la sua spontaneità ma anche le regole che lo contraddistinguono, sperando che chi si avvicina al Tango, impari prima a rispettarlo, a conoscerne la sua storia e suoi codici e dopo a ballarlo. Tutto questo per poter capire che il Tango è prima di tutto “un ballo sociale”.
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